La sintesi plastica dell’ opera di Andrea Zannoni tratteggia la lirica connotazione della sua scultura. Il suo modellato di chiara accezione astratta, segue in spiccata intonazione ascensionale lo sviluppo di forme essenziali , capaci di carpire lo sguardo per la purezza delle linee.

L’artista lavora il marmo e la pietra, esaltandone la naturale bellezza cromatica, giocando con la luce che accarezza le superfici levigate, creando coinvolgenti contrasti tra luce ed ombra, capaci di rendere l’opera palpitante di una energia intrinseca.

Il linguaggio artistico diventa mezzo espressivo per evocare l’intima definizione di sentimenti, efficacemente sintetizzati in forme nelle quali è facile riconoscersi.
Le sue opere possono essere percepite quali archetipi capaci di comunicare al livello universale,proprio perché da questi profili si libera la voce di una spiritualità antica quanto la storia dell’uomo.

Paolo Levi – Testo critico da “Catalogo degli scultori italiani 2011/2012″ Mondadori.

Il maestro Andrea Zannoni si esprime attraverso un’arte difficile da realizzare e complessa da interpretare, unica nel suo genere e matericamente inimitabile.
Ha alle spalle grandi maestri come Costantin Brancusi e ne è pienamente consapevole, questo non è per lui un limite ma un punto di partenza di un percorso a cui si ispira e sa trarne grande insegnamento.

La maestosità della Maiastra si traduce nella “fusione in volo” di una forma non elementare ma essenziale, una pietra che si modella nell’atto di spiccare il volo, la materia che si modifica continuamente per diventare qualcosa di immateriale, di più alto e sublime di una mera scultura.
Si può parlare di tridimensionalità ed equilibrio, le opere di Zannoni vanno ammirate a 360 gradi per lasciarsi conquistare dall’incredibile dinamicità di una forma che pare così leggera pur essendo di pesante marmo.

Michelangelo diceva che in un pezzo di marmo la forma della scultura è già implicita ,un abile scrittore sa farla uscire. Questo è il gesto che compie l’artista, lasciando quel senso di indefinito, di continua evoluzione nella parte grezza e dando invece un’alta definizione nelle parti lucidate.
Non un semplice scultore ma un mago del movimento nella complessa staticità della forma materica.

Salvatore RussoTesto Critico dai “I Segnalati” di Salvatore Russo.

Andrea Zannoni è nato con l’arte nell’anima.
Non conosciamo molto del suo vissuto se non quanto riportato dal suo vasto curriculum, ma stranamente come se lo avessimo conosciuto da sempre.
Lo stesso comune accento toscano con coloratissime sfumature, lo stesso amore per il mare e per la gente tirrenica un po’ ancora rude ma pure generosissima.
Tuttavia al di sopra di tutto, desideriamo annotare quella sua dote esclusiva deputata ad esaltare la materia nuda in un intenso interscambio spirituale in cui la forma è dominata dall’intelletto e dal cuore.

Quanto sopra , a nostro giudizio, colloca il valente artista, fra gli spiriti indomiti, fra coloro che, immersi nell’inesauribile oceano della ricerca, “sentono a pelle”, la veemenza esistenziale di passato, presente e futuro.

Accenneremmo ad un fermento di idee e di proponimenti, ad un vero sortilegio che incendiando il percorso evocativo di nuova energia , lambisce la significazione metafisico-surreale.
Nonostante la giovane età, Andrea ha dunque conquistato la purezza delle forme, la dove le audaci iperbole, le svettanti diagonali e le allusioni simbologiche recitano la poesia dell’universo.

Dai bagliori endemici del classicismo ellenico ai tratti tribali dell’arte africana , al rinascimento, sino ai concetti della struttura post-moderna , Andrea lascia fiorire quel qualcosa in più di favolistico, quel qualcosa in più di esoterico, elevando una propria sintassi a tutto tondo , in cui la presenza delle sezioni architettoniche (concavità, convessità, geminati, angolature, contrasti di vuoti-pieni ) converge all’essenza. Frà il vasto e qualificato compendio delle sue opere, frutto di finissima educazione culturale, citando “Vita Mia”, annotiamo l’etera sublimazione dell’immagine “riflessa” nella verticalizzazione delle masse, in un possente connubio connesso con l’equazione reale-irreale, in cui le direttrici portanti s’inarcano nell’acuta tensione irradiata nello spazio.

“Forma Primis”, sinuosa crisalide brancusiana , cristallo ovoidale frantumato e poi riacceso , suggerisce la mitologia totemica che indaga la luce attraverso il taglio diretto : una “creatura-creazione” resa parlante dal trasparente plasticismo, in cui il lavorio di scavo , suggella una silente atmosfera densa di arcane significazioni.
Ogni singola opera d’arte , non va dunque osservata da un solo angolo prospettico, bensì da ogni punto di vista possibile e immaginabile, dove cioè la dimensione tutto (anche l’ombra proiettata oltre il visibile), è pronta a sollevarsi nell’aureo spazio della fantasia.

In tal modo è ammissibile contemplare lo specchio interiore di noi stessi, ed è possibile ritrovare la propria identità.
In un mondo angosciante, dominato dalla più sfrenata globalizzazione, dalle apparenze virtuali e dal più avvilente nichilismo, dove anche i diritti primari, sono appartenenza della corrotta aristocrazia del potere , la vera opera d’arte resta libera, vince ed avvince, vibrandosi oltre i confini dello spazio e del tempo.

Ogni barriera ed ogni diversità cessano di esistere , eternando il credo del poeta argentino Juan Gelman : “Un giorno o l’altro la bellezza verrà , ma non oggi che sei assente”.
E questo messaggio d’aria e di fuoco , per Andrea è la realtà di ogni giorno, di ogni ora , di ogni attimo , onde rinascere fanciulli , nell’arcobaleno di un pensiero d’amore.

Aldo Albani

“Ogn’ira, ogni miseria e ogni forza,
chi d’amor s’arma vince ogni fortuna.
Rime e Lettere, Michelangelo Buonarroti”

Le opere di Andrea Zannoni incarnano la lotta tra volontà plasmatrice e materia prima.
La modalità-del-togliere che occorre, si contrappone solo apparentemente con l’intento plastico, di supremazia dell’idea dell’artista, rispetto alla silente durezza del materiale.
Attraverso una raffinata operazione sottrattiva, fatta di scontro fisico, l’iniziale dualismo antagonista dei due poli, rappresentati dal soggetto agente e dall’oggetto da scolpire, fluisce in sensuale attrazione creativa, in cui la materia si fa parlante e il braccio segue i suoi dettami, liberandola dallo stato grezzo ed informe, per restituirla a forma viva e primigenia emozione.

Il processo creativo di Zannoni conduce lontano dalle categorie della rappresentazione classica, di verosimiglianza del e per il mondo esterno, per volgere lo sguardo verso la dimensione dell’invisibile, di ciò-che-é, senza ancora essere connotato.
Giovane artista con una colta maturità artistica, consapevole dei grandi autori del passato, di cui ha fatto propri gli insegnamenti per delineare uno stile proprio, rivolto ad una indagine senza soluzione di continuità.

Impeto avanguardistico, superamento della forma, al fine di lasciare esprimere la materia stessa, che diventa, decontestualizzata, segno e simbolo, capace da sola di assumere significati, che giungono all’osservatore, immediati e senza filtri.

La ricerca estenuante dello scultore, incorniciata all’interno di una epoché che lascia vibrare gli strati della materia e le sue venature, si fonde con un metalinguaggio fortemente spirituale.

Esempio ne é Forma Primis, con la caratteristica forma di uovo ancestrale, scavato al suo interno, quasi fosse un seme aperto, simbolo di vita nascente e già in bilico tra il restare chiuso in sé, nucleo vitale che racchiude infinite possibilità di auto-rappresentazione ed il suo svilupparsi, prima che sia troppo tardi.
Tensione, questa, sottolineata dal contrasto tra le superfici, quella interna, ruvida e sofferta che lascia pensare al luogo caotico, irrazionale e pulsante dell’interiorità versus la splendida lucentezza di un involucro-maschera, a protezione.

La morbidezza di Forma Primis in un delicato equilibrio tra concavo – convesso e tuttavia in movimento, data la predominanza della linea curva, sembra voler sottolineare sarcasticamente l’intensa drammaticità in atto tra il lato esterno, concesso ed il lato-altro, scoperto, ma celato ed incomprensibile. Il materiale, marmo nero del Belgio, sublima l’uovo ancestrale, catturando in profondità l’alchimia dell’incubo, della staticità-finzione ed il sogno della contemporaneità dei mondi possibili.

Andrea Zannoni cattura l’essenza della materia, sviluppandola in narrazione sintetica, che si concretizza, spogliata di orpelli accessori, in concrezione della forma, stilizzata, capace di sublimarsi in simbolo primigenio.

Ilaria D’adamio

Contrasto primordiale

L’opera realizzata in marmo bianco e nero ci esprime l’interpretazione di ciò che per l’artista è la contraddizione. In forme semplici ed essenziali si coglie la sua complessa visione del mondo e della vita.

L’uso del bianco e del nero richiama allo Yin e allo Yang Zen, quindi al completamento che l’uomo deve ritrovare facendo convivere le parti più distanti del suo essere. La materia scelta, sicuramente non docile alla lavorazione, viene trattata in modi diversi; la superficie liscia e lucente della parte superiore nasconde un cuore rude e levigato al quale si accede con un semplice gesto di rotazione dell’oggetto. Infine il ricorso a forme geometriche quali il tronco di piramide e la forma ovoidale indicano la sintesi e l’essenzialità dell’essere, pur creando a loro volta un contrasto tra forma rigida e forma aerodinamica.

I due elementi si congiungono grazie ad un perno centrale, che segretamente li unisce e al contempo ne permette la reciproca autonomia. Ancora il ricorso all’immagine dell’uovo richiama alla nascita e all’origine della vita, mentre la lavorazione grezza suggerisce il duro percorso dell’uomo verso la sua completa evoluzione che non potrà però mai rinnegare i propri istinti animali. Infine l’eleganza del guscio esterno si può interpretare come il frutto di un difficile percorso interiore che lima le asperità dell’essere creando un’anima nobile e che ben si inserisce nella realtà circostante.

Silvia Bicchi